La crioconservazione ovocitaria rappresenta un importante strategia di preservazione della fertilità. Può essere proposta a tutte le pazienti che possono ritardare i trattamenti chemioterapici di almeno 2-3 settimane e che hanno una riserva ovarica adeguata per il recupero di un numero sufficiente di ovociti (8-15). Tuttavia, rispetto alla crioconservazione dello sperma o degli embrioni, il congelamento degli ovociti ha fronteggiato difficoltà tecniche a causa delle caratteristiche specifiche delle cellule germinali femminili. Gli ovociti sono, infatti, tra le cellule umane più grandi, con un rapporto superficie/volume sfavorevole alla crioconservazione, ciò aumenta la probabilità di formazione del ghiaccio intracellulare e riduce il tasso di sopravvivenza. Anche la qualità ovocitaria è una variabile fondamentale per garantire la sopravvivenza dopo lo scongelamento. Tanto più alta è la qualità, tanto più alta sarà la percentuale di sopravvivenza. In aggiunta, gli ovociti dovrebbero essere conservati lo stesso giorno del prelievo, possibilmente entro le 8 ore.

La metodica consta di tre fasi: due cliniche e una di laboratorio:

  1. Induzione alla crescita follicolare multipla (stimolazione).
  2. Prelievo ecoguidato di ovociti (pick-up).
  3. Valutazione, selezione e crioconservazione degli ovociti.

La prima metodica di congelamento messa a punto e utilizzata per gli ovociti è stata quella del congelamento lento o slow freezing (prima gravidanza ottenuta nel 1986). Questa metodica, che ha subito cambianti e perfezionamenti, presenta ad oggi tassi di sopravvivenza allo scongelamento del 60-70%.

Più di recente è stata messa a punto la metodica della vitrificazione (prima gravidanza ottenuta nel 1999). La vitrificazione è un processo che, trasforma l´acqua dallo stato liquido ad uno stato amorfo, similvetroso, attraverso una brusca variazione di temperatura, impedendo la formazione di cristalli di ghiaccio. Per la realizzazione di questo processo è necessaria una drastica riduzione della temperatura che si ottiene immergendo il campione (ovociti, tessuto ovarico, embrioni, spermatozoi ) direttamente in azoto liquido.

Quest’ultima tecnica, mostra tassi di sopravvivenza del 90%.

Allo stato attuale alcuni laboratori utilizzano entrambe le tecniche altri solo una delle due e in questo l’esperienza del laboratorio ha un ruolo cruciale per garantire con successo il congelamento ovocitario.