La crioconservazione del tessuto ovarico è una tecnica ancora sperimentale, che ha il vantaggio di non richiedere né un partner né la stimolazione ormonale. Può essere effettuata in qualsiasi momento del ciclo mestruale e permette di evitare il ritardo nel trattamento chemioterapico: pertanto potrebbe essere offerta, in casi selezionati, alle pazienti giovani interessate a preservare la fertilità che non possono attendere i 20-40 giorni impiegati per un protocollo d’induzione dell’ovulazione e nei casi di alcune neoplasie ormono-sensibili (ad alto rischio secondo il giudizio degli oncologi).

È indicata in donne di età inferiore ai 38 anni con una adeguata riserva ovarica.

Controindicazioni assolute sono rappresentate da patologie ad alto rischi di metastasi all’ovaio (leucemie, tumori ovarici, tumori solidi metastatici al peritoneo) e ad elevato rischio chirurgico. Il reimpianto può essere effettuato ortotopicamente, cioè nella stessa sede dove è stato effettuato il prelievo, o eterotopicamente, lontano dalle ovaie in siti particolarmente vascolarizzati (es. sotto la pelle dell’avambraccio). Con questa tecnica ad oggi si sono ottenute più di 30 gravidanze in tutto il mondo. Tuttavia non è ancora possibile definire l’efficacia della metodica in quanto non si conosce il numero di tutti i reimpianti effettuati.

Tutte le gravidanze evolutive, sia spontanee che con tecniche di riproduzione assistita, sono state ottenute dopo reimpianto ortotopico. La percentuale della ripresa della funzionalità ovarica è elevata (90-100%) ma la sua durata è limitata, massimo qualche anno. Per le pazienti per cui non è possibile effettuare il reimpianto di tessuto ovarico, per l’elevato rischio di metastasi, potrebbe essere possibile in futuro maturare in vitro i follicoli isolati da tessuto ovarico prelevato e crioconservato, ed ottenere ovociti da utilizzare per tecniche di procreazione medicalmente assistita.

Per poter fornire alle pazienti affette da neoplasia la possibilità di crioconservare tessuto ovarico presso il Centro di Sterilità ed Infertilità di Coppia della Università di Napoli “Federico II”, diretto dal Prof. Giuseppe De Placido, è stato necessario iniziare una adeguata fase di validazione delle tecniche di congelamento/scongelamento, in collaborazione con il team del Prof Claus Yding Andersen dell’Ospedale Universitario di Copenhagen. Tale evidenza mostra chiaramente che la procedura eseguita dal Centro della “Federico II” è stata adeguatamente ottimizzata e, quindi, risulta attuabile nella pratica clinica.